L'Omeopatia non funziona? - Omeopatia pura
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AGGIORNAMENTI

L’Omeopatia non funziona?

Secondo uno studio australiano condotto dal National Health and Medical Research Council i rimedi omeopatici non sarebbero più utili di un qualsiasi placebo per trattare le varie patologie. I ricercatori, dopo aver analizzato oltre 1.800 studi in merito, hanno concluso che non solo l’omeopatia non risulterebbe in alcun modo efficace, ma si dimostrerebbe addirittura dannosa perché in grado di ritardare la diagnosi di malattie potenzialmente curabili con farmaci convenzionali.

La risposta potrebbe semplicemente essere la seguente: ci sono altrettanti studi (se non di più in termine numerico) che dimostrano invece come l’omeopatia funzioni e di cui nessuno fa menzione. Risposta banale. Per arrivare ad una conclusione attendibile dobbiamo analizzare prima alcuni aspetti che possono essere chiari agli addetti ai lavori, ma per chi non si occupa di medicina possono essere difficili da interpretare.

Differenze fra studi di farmaci convenzionali e studi di farmaci omeopatici.

Gli effetti dei farmaci convenzionali vengono studiati dapprima su culture cellulari, poi su animali (es. topo) e poi su un gruppo di soggetti malati e se si dimostrano efficaci e sicuri vengono messi in commercio e venduti su larga scala.

Gli effetti invece del farmaco omeopatico vengono prima testati sugli individui sani. Questo tipo di sperimentazione viene chiamata proving. Vengono arruolati un numero di soggetti sani sia di sesso femminile che di sesso maschile e viene somministrato a metà di loro il rimedio per un tempo definito (es. 30 giorni) in maniera continuativa a diluizioni medio/basse (30CH) e all’altra metà un placebo. Lo studio è in doppio cieco nel senso che ne’ il paziente, ne’ chi somministra il farmaco e neppure chi raccoglie i sintomi sa se la persona sta assumendo il farmaco o il placebo. Ogni giorno essi vengono visitati e viene chiesto loro di annotare su un diario i sintomi che compaiono nel tempo. A seconda che i sintomi siano più o meno frequenti fra i diversi individui viene conferito un grado che va da 1 a 4. Nasce così la Materia Medica pura. Una volta tracciato il tratto essenziale del rimedio vengono effettuati studi su cavie in laboratorio affette da un particolare disturbo e valutati gli effetti (es topi ansiosi e gelsemium), infine il rimedio omeopatico può essere testato in vitro per indurre alcune risposte cellulari e constatarne l’efficacia (es degranulazione dei mastociti).

Quindi..

Con questa premessa allora dobbiamo chiederci come sono siano stati effettuati gli studi oggetto di valutazione per concludere che l’omeopatia non sia efficace. Se per esempio arruolassi cento pazienti con il mal di schiena e a tutti e cento somministrassi calcarea carbonica solo una parte di essi ovviamente risponderà positivamente al rimedio omeopatico in quanto la terapia omeopatica si basa sulla modalizzazione del sintomo e sull’individualizzazione della terapia. In assenza di questo è inutile parlare di omeopatia. Purtroppo o per fortuna l’omeopatia non può essere studiata come i farmaci convenzionali. Uno studio serio prevederebbe di arruolare 50 pazienti con il mal di schiena, fare a tutti una visita omeopatica, ma dare a metà di essi il rimedio e all’altra metà un placebo e valutare gli effetti.

Gli scettici vi diranno sempre che qualsiasi risultato avrete raggiunto con l’omeopatia sarà solo dovuto al caso e al fatto che il processo morboso si stava già esaurendo da solo.

Un altro argomento caro e caldo è il tema dell’“acqua fresca”. Molti si saranno chiesti quanta concentrazione di molecola vi è all’interno di un rimedio perché ovviamente a forza di diluire alla fine rimane solo lattulosio (zucchero) oppure acqua e alcool per chi assume il rimedio in gocce. In effetti dopo la 12CH non c’è più alcuna traccia di molecola. Ad esempio una 15CH contiene solo acqua, ma quell’acqua è acqua “informata”.

Cos’è l’acqua informata o memoria dell’acqua?

Darò una breve spiegazione di questo concetto per poi approfondirlo in un articolo dedicato.

L’acqua è un fluido (a temperatura ambiente) che ha una formula chimica e una struttura. La sua formula chimica è H2O (per ogni atomo di ossigeno ci sono due atomi di idrogeno legati fra loro). Ad esempio in un bicchiere d’acqua abbiamo un tot numero di molecole di acqua (H2O). La sua struttura tridimensionale è come si dispongono le varie molecole fra di loro.

Bene, da ultimi studi è emerso che è molto più importante la sua struttura che la sua formula chimica per indurre segnali cellulari. Quindi anche in assenza di principio attivo all’interno, l’acqua dopo essere venuta in contatto con una molecola nota si distribuisce in maniera dinamica a formare dei “cluster” che tutti assieme vanno a formare una sorta di reticolo 3D. Questo reticolo porta l’informazione alle nostre cellule in maniera molto più forte rispetto alla molecola chimica di partenza perché agisce tramite un segnale elettromagnetico e non recettoriale. L’intero organismo, e non solo le cellule con determinati recettori, ne subisce gli effetti.

Chi fosse interessato ad approfondire ci sono alcuni video del fisico Emilio Del Giudice, ormai scomparso, sulla memoria dell’acqua.